Regione Sahel
Date le difficili condizioni climatiche e le siccità ricorrenti, in un contesto in cui l’economia si basa essenzialmente sull’allevamento e l’agricoltura, la regione è soggetta ad insicurezza alimentare ed è debole dal punto di vista della produzione di reddito.
Allevamento
Al di là del suo tradizionale ruolo sociale, l’allevamento resta nel Sahel la principale fonte di reddito. Secondo i risultati della seconda “Inchiesta nazionale sui capi di bestiame” (ENEC II), realizzata nel 2003, la regione del Sahel occupa una posizione preminente nel panorama nazionale, con il 20,6% dei bovini, il 14 % degli ovini, il 17% dei caprini, il 31% degli equini e il 67% dei cammelli.
L’allevamento, di tipo estensivo e transumante, è dominato essenzialmente da caprini, ovini e bovini.
In questo settore, il ruolo della donna sembra relativamente importante: si nota una percentuale significativa di donne che possiede bestiame, un fattore importante di indipendenza economica.
Un altro fattore rilevante è che una gran parte degli allevatori (26,2%) è giovane, ancora con una netta predominanza di donne. Questo, aggiunto alla diffusione dei matrimoni precoci, non può che rafforzare la situazione di scarsa o nulla frequenza scolastica da parte delle bambine e delle giovani.
La produzione di carne e casearia e i circuiti di commercializzazione
La regione Sahel dispone di un’importante rete di mercato, che assicura l’approvvigionamento di prodotti diversi. I 16 principali mercati di bestiame si ripartiscono nelle 4 province: 7 nel Séno, 4 nell’Oudalan, 3 nello Yagha.
Le azioni volte ad intensificare la produzione lattiera, come la formazione dei produttori (produzione di foraggio, salute delle mucche, ecc) e il miglioramento genetico (selezione delle mucche da latte, introduzione di razze performanti, ecc) hanno portato alla nascita di bacini lattieri che, insieme allo sviluppo dell’allevamento periurbano hanno prodotto unità di trasformazione lattiera: ne esistono una dozzina nella regione che trasformano ogni anno circa 60 000 litri di latte in yogurt, formaggio, burro e latte pastorizzato. Queste unità, tuttavia, vivono la difficoltà di un’offerta instabile del latte, dovuta essenzialmente alla difficoltà di nutrire il bestiame.
I circuiti commerciali sono limitati a livello regionale: dai villaggi, dove il latte è prodotto, il latte arriva ai mercati dei capoluoghi di dipartimento o di provincia. I derivati del latte vanno unicamente nei mercati del capoluogo di provincia dove si trovano la maggior parte dei consumatori.
Quanto alla commercializzazione del bestiame, si rilevano dei circuiti abbastanza diversificati: mercati di raccolta, che ricevono animali sovente dal Mali o dal Niger; i mercati di raggruppamento, dove sono riuniti i capi provenienti dal Sahel; i mercati terminali, come quelli di Ouagadougou o Bobo Dioulasso e i mercati frontalieri (Niangologo, Bittou).
Agricoltura
In questa regione a vocazione pastorale, nella stagione delle piogge l’agricoltura è molto praticata: percepita come un fattore essenziale per soddisfare i bisogni nutrizionali e di sussistenza, è considerata anche una valida opportunità di diversificare l’alimentazione e il reddito.
Percepita quindi come un’alternativa all’allevamento puro e semplice, l’attività di agro-pastoralismo è preponderante: l’agricoltura è praticata in modo estensivo e le terre sono sfruttate fino all’usura per poi essere utilizzate come pascolo.
Cereali e niébé
La produzione cerealicola è preponderante, anche se la produttività è molto irregolare, con deficit delle volte importanti, come accadde con la grave siccità del 2001 che provocò una caduta nella produzione cerealicola con gravi conseguenze per la sicurezza alimentare della popolazione saheliana.
I risultati della campagna agricola 2007/2008, divulgati dal Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Idriche e Marittime sottolineano come alla disponibilità dei cereali si sia aggiunta la raccolta di nuovi prodotti, in particolare il niébé, la cui presenza sui mercati e tra le famiglie contribuisce a migliorare la situazione alimentare e di reddito della popolazione.
Produzione di rendita: arachide e sesamo
Arachide e sesamo sono le due principali colture di rendita, prodotte tuttavia in quantità abbastanza debole rispetto ai dati nazionali (meno dell’1% della produzione nazionale).
Orticoltura
L’orticoltura è praticata nella stagione secca, soprattutto dalle donne, intorno ai punti di raccolta dell’acqua piovana, i bouli e i barrage. Generalmente si coltivano cavoli, cipolle, pomodori e patate. Questa attività permette di generare redditi e migliorare lo stato nutrizionale dei produttori, tuttavia resta insignificante rispetto ai dati nazionali.
Obiettivi di sviluppo. Come si inquadra il progetto di sviluppo della filiera del niébé
Dal Quadro strategico di lotta contro la povertà, Ministero dell’Economia e dello Sviluppo, maggio 2005
Tra le priorità regionali di sviluppo, un capitolo importante è riservato all’allevamento, essendo questa la principale fonte di reddito e una tradizione nella regione. Uno degli obiettivi prefissati nel settore è quello di migliorare la produzione di foraggio per il bestiame.
Un’attenzione particolare viene poi riservata alla necessità di rafforzare l’agricoltura, perché importante nel contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e consolidare la lotta alla povertà. In entrambi i settori, il quadro strategico di lotta alla povertà sancisce l’obiettivo prioritario di migliorare la sostenibilità delle filiere locali:
- rafforzando l’organizzazione dei produttori;
- migliorando la gestione delle risorse idriche;
- migliorando l’integrazione della regione nel circuito commerciale nazionale;
- migliorando l’integrazione della regione nel circuito commerciale dell’Africa dell’Ovest.
Il progetto di sviluppo della filiera del niébé si inserisce pienamente nel piano strategico di sviluppo regionale in quanto importanti attività sono il rafforzamento dell’organizzazione dei produttori per migliorare la sostenibilità delle filiere locali; l’utilizzo della tecnica Vallerani per migliorare la gestione dell’acqua per l’agricoltura e la lotta alla desertificazione; la creazione di una rete di produttori del niébé tra la regione Sahel e la regione Plateau Central; la commercializzazione del niébé a livello nazionale e nei paesi limitrofi; Le foglie del niébé, inoltre, sono da lungo tempo utilizzate dagli allevatori del Sahel come foraggio per il bestiame: aumentare la produzione di niébé in questa regione ha il duplice significato di rafforzare una filiera agricola locale e l’allevamento.
Difficoltà e opportunità
Abbeveramento e alimentazione degli animali sono difficoltà fondamentali. Le unità di produzione del foraggio, infatti, si trovano ad ovest del paese e l’alto prezzo legato al costo di trasporto lo rende difficilmente accessibile alla maggior parte degli allevatori. Tuttavia, la presenza di mercati di bestiame relativamente importanti rappresenta senza dubbio un punto di forza per l’economia della regione, in virtù della sua tradizione pastorale.
Il peggioramento delle condizioni climatiche, le sempre più frequenti siccità e la mancanza d’acqua sono gravi ostacoli per il buon rendimento di allevamento e agricoltura, tuttavia, l’esistenza di risorse naturali ancora sotto-sfruttate, in particolare terre fertili e bacini d’acqua rappresentano ulteriori possibilità di sviluppo per entrambe le attività.
Altri problemi strutturali sono la debole organizzazione dei produttori, da cui conseguono anche la difficoltà di accesso al credito e l’incapacità di reperire informazioni sui mercati.

