Regione Sahel
La popolazione
La popolazione della regione Sahel, secondo i "Dati preliminari del censimento 2006" dal sito dell'Istituto Nazionale della Statistica e della Demografia, è stimata a 970.000 abitanti.
Una moltitudine di etnie abitano l’area, tra le quali le sei principali sono i foulbé (44%), i foulcé (10,6%), i songhaï (10,3%), i gourmantché (10,1%), i touareg (7,1%) e i mossi (10,1%).
Si riscontra un’alta dispersione della popolazione nelle piccole località: il dipartimento regionale del Ministero dell’economia e dello sviluppo classifica il 36,66% e il 33,61% dei villaggi rispettivamente tra i 500/1000 abitanti e i 1000/ 2000 abitanti, mentre sono soltanto 5 le località che contano più di 5000 abitanti.
Il fenomeno migratorio è particolarmente significativo ed è legato alle difficoltà ambientali, che non di rado provocano siccità e carestie, dalla mancanza di infrastrutture socio-economiche (scuole, mercati, dispensari) che favoriscono il diffondersi di epidemie, e dalla mancanza di mezzi di trasporto, che porta l’isolamento di vaste aree della regione.
Evoluzione della soglia di povertà
I risultati delle due “Ricerche partecipative delle dimensioni del benessere, della povertà e dell’accessibilità ai servizi sociali di base in ambito urbano e rurale”, realizzate nel 1998 e 2003, si accordano sulle percezioni seguenti:
le percezioni della povertà variano da un’area all’altra della regione ma in ogni caso, l’accento è posto sull’alimentazione, il lavoro e le attività generatrici di reddito, la salute, la casa, l’istruzione e l’abbigliamento.
La definizione di povertà a cui si fa riferimento prende in considerazione due dimensioni: il reddito economico e le condizioni di vita, intese come opportunità di sviluppo personale, dove i parametri di misura sono la possibilità di accesso alle risorse produttive e ai servizi sociali.
Su questa base, la “Ricerca partecipativa sulle percezioni delle dimensioni del benessere, della povertà e dell’accessibilità ai servizi sociali di base in contesto urbano e rurale” a cura della Direzione Regionale dell’Economia e dello Sviluppo, fissa la soglia assoluta di povertà nel paese a 82.672Franchi CFA per persona l’anno euro126.03). Nella regione Sahel, il 32,8% della popolazione vive molto al di sotto di questa soglia, vale a dire con meno di 74.300 Franchi CFA.
Relativamente alla regione Sahel, l’ultimo “Studio sulle condizioni di vita delle famiglie”, del 2003 indica un arretramento dell’indice di povertà negli ultimi anni. In particolare, l’ultimo dato a disposizione ci dice che l’incidenza della povertà è passata da 50,1 punti (1994) a 37,2 punti (2003).
Grafico: Tasso di malnutrizione 2004-2006
Fonte: Résultat de la campagne agricole et situation alimentaire 2007-2008, Ministère dell’Agricolture, delle Risorse idriche e ittiche del Burkina Faso, marzo 2008
Educazione e povertà
Lo “Studio sulle condizioni di vita delle famiglie” del 2003 indica per la regione un tasso di scolarizzazione primaria del 21,8% e un tasso di scolarizzazione secondaria di 4,9%. Questi dati pongono la regione tra le più sfavorite, in materia di istruzione. A dispetto dell’impegno degli organi amministrativi di accrescere l’offerta educativa - ancora inferiore rispetto alla domanda potenziale – lo studio constata una sotto-frequentazione delle strutture educative, sia per ragioni socioculturali che economiche.
Nelle famiglie più povere, ad esempio, le bimbe hanno metà delle possibilità di frequentare la scuole rispetto ai bimbi (4,8% contro 9,6%), mentre nelle scuole secondarie praticamente non si trovano ragazze di famiglia povera.
Salute e povertà
La medicina tradizione rappresenta il primo e principale metodo di cura. Questo, sia a causa delle debole copertura delle infrastrutture mediche classiche, sia per ragioni socio-culturali. Da qui, la necessità di avvicinare le due tipologie mediche attraverso quadri di concertazione e scambio.
Impiego e povertà
Secondo i dati del “Rapporto preliminare del censimento della popolazione e dell’habitat del 2006”, la popolazione rurale rappresenta il 93,5% dell’intera popolazione della regione. In questo contesto, il lavoro più importante si svolge nell’agricoltura, nell’allevamento e nella pesca. Di conseguenza, quasi il 94% della popolazione è pienamente occupata durante l’inverno (la stagione delle piogge) per restare senza impiego per almeno 8 mesi l’anno. Durante questo periodo morto, molti giovani trovano lavoro nei siti auriferi oppure investono in attività artigianali.
Nei centri urbani, la maggior parte degli uomini e delle donne lavorano nel settore informale, dove predominano le attività di piccolo commercio e artigianato.
I gruppi più sfavoriti 

