Gisèle Tapsoba, Direttrice Regionale (Plateau Central) del Ministero dell’Agricoltura Burkina Faso

La filiera del niébé rientra tra le filiere prioritarie nell’ambito delle politiche ministeriali?

Il niébé è una filiera che abbiamo identificato importante nel Plateau Central, per quattro motivi: la qualità del suolo, che si adatta molto bene a questa coltura; le proprietà benefiche per il suolo, in quanto il niébé permette al produttore di fare la rotazione con i cereali; le proprietà nutritive del niébé, che è un alimento molto ricco in proteine che può andare a sostituire la carne, più difficilmente accessibile perché più costosa; infine, sul piano commerciale, è molto redditizio per noi: è un prodotto che ha una forte domanda all’estero, nei paesi costieri che non possono produrre il niébé come facciamo noi sul suolo saheliano.

Come agisce quindi la direzione ministeriale nell’ambito della filiera del niébé?

La Direzione Regionale intrattiene relazioni per inquadrare i produttori che sono sul terreno. In questo contesto, le relazioni con l’ASK sono molto buone.
Per quanto riguarda la produzione del niébé, assicuriamo l’inquadramento tecnico nelle tre provincie della regione e coordiniamo le attività di monitoraggio e rilevazione dati per poi trasmetterli al Ministero centrale. Quindi conosciamo molto bene tutte le attività del progetto e in generale le attività relative al niébé nella regione.
Inoltre, recentemente abbiamo organizzato insieme, con LVIA e le associazioni partner del progetto, la Giornata Nazionale del niébé a Dori, e già nel 2003 avevamo organizzato una Giornata del Niébé a livello del Plateau Central. Progettiamo di organizzarne un’altra nella provincia dell’Oubritenga con l’ASK.

Qual è la strategia ministeriale per rafforzare la filiera?

Per i motivi elencati, vogliamo veramente permettere a questa filiera di giocare il proprio ruolo a livello regionale. Sul piano delle politiche produttive, ho avuto degli scambi con il Presidente dell’ASK Marcel Bouda e, in sostanza, auspico di elaborare un Piano d’Azione, supervisionato tecnicamente dalla Regione e messo in atto dall’ASK. Per questo, chiediamo il supporto di partner come LVIA e Unione Europea.
Ricordo anche che l’ASK è appoggiata dall’INERA sugli aspetti di produzione e conservazione del niébé. Quindi, il Piano d’Azione dovrà integrare tutti gli attori coinvolti nel ciclo del niébé.
L’elaborazione di questo Piano d’azione darà un impulso strategico per una migliore conduzione delle attività.

Quali sono in questo momento gli aspetti che più urgentemente occorre rafforzare per lo sviluppo della filiera?

La commercializzazione è ancora un settore embrionale: si è sempre coltivato il niébé, ma mai in maniera strutturata per la commercializzazione di grande scala. I produttori associavano in un’unica tornata il niébé ai cereali. Ma adesso vogliamo fare del niébé una produzione redditizia e commerciale.
Questo significa che bisogna mettere l’accento su tutto il pacchetto tecnologico, dalla gestione del suolo, alla raccolta, alla conservazione, alla commercializzazione.

Nell’ambito della produzione?

A livello della produzione rileva soprattutto la qualità del suolo: è necessario migliorarne la qualità apportando materiale organico.
In questo momento bisogna lavorare molto sulla realizzazione delle fosse di compostaggio e supportare i produttori con un piccolo kit di attrezzi per lo scavo più il cemento per la stabilizzazione delle fosse.
Ancora sulla produzione, un fattore prioritario al momento è la fornitura di sementi di buona qualità, affinché i produttori possano avere una buona produttività. Ci sono poi i concimi, molto importanti per il niébé. Penso anche al trattamento: soprattutto nella stagione delle piogge il niébé è soggetto agli attacchi parassitari, quindi dobbiamo approvvigionare i nostri produttori con prodotti fito-sanitari e polverizzatori. Per intensificare l’agricoltura sono inoltre necessari kit agricoli completi.

Nell’ambito della conservazione?

Nella conservazione credo che l’ASK sia già con l’INERA in corso d’opera per instaurare delle buone strategie. Bisogna continuare con i silos, i sacchi, ecc.

Nell’ambito della commercializzazione?

Se riusciamo a centralizzare le informazioni al nostro livello, potremo rapidamente avere dei buoni risultati, anche per fissare il prezzo di acquisto affinché il produttore non sia costretto a vendere ad un prezzo iniquo.

La coltura del niébé era già diffusa prima del progetto?

Certo, la gente aveva già interesse nella filiera, adesso bisogna modernizzarla.

La direzione regionale lavora con l’Unione dei produttori in questo ambito? Ci sono dei quadri di concertazione?

Attualmente il settore è embrionale, ma il Ministero vuole creare dei legami, delle reti di comunicazione, per permettere a tutti i produttori, non solo a quelli di niébé, di facilitare la commercializzazione dei prodotti agricoli.

 
 
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