Macaire Koutaba, Coordinatore ASK del progetto niébé

L’Associazione Song Koadba esiste da 15 anni ed è un’Associazione di agricoltori di mutuo aiuto. L’ASK è stata fondata dai primi burkinabé che iniziarono a lavorare con la LVIA quando, negli anni Settanta, era basata a Donsé: quando i progetti promossi dalla LVIA nel villaggio si conclusero, gli abitanti di Donsé capitalizzarono le esperienze acquisite scegliendo, tramite l’istituzione di un’associazione non lucrativa, di condividere con altri agricoltori le esperienze e le buone pratiche acquisite. Oggi l’ASK riunisce 68 organizzazioni nel Plateau Central, che fanno parte di un’Assemblea generale che a sua volta elegge un Collegio esecutivo.

Quali sono gli ambiti di intervento dell’ASK?
Inizialmente, la riforestazione era tra le attività principali, con lo sviluppo di vivai e della silvicoltura. Oggi le attività ASK si concentrano sulla valorizzazione dei campi agricoli e la conservazione dei suoli, con la posa di dighette antierosive e altre tecniche che oggi i contadini padroneggiano. Altra attività importante è l’allevamento bovino, mentre l’allevamento ovino resta secondario.
Fondamentale è la formazione degli agricoltori nei diversi ambiti agricoli e orticoli. L’anno scorso abbiamo iniziato con l’orticoltura biologica. Altre attività riguardano la formazione e il rafforzamento dei gruppi di donne attraverso lo sviluppo di attività come l’essicazione e la trasformazione del pomodoro. Il Verdoyant, uno dei principali ristoranti di Ouagadougou, è il principale acquirente della salsa di pomodoro prodotta dalle cooperative di donne dall’ASK. Altre attività riguardano l’alfabetizzazione dei nostri produttori.
Come finanziate le attività dell’Associazione?
Le risorse dell’ASK sono costituite principalmente dalla quotizzazione dei suoi membri, che sono i contadini attraverso i raggruppamenti. La quotizzazione quindi avviene a livello della singola organizzazione contadina, che aderisce all’ASK pagando una quota di adesione. Inoltre, l’ASK partecipa ad appositi bandi delle organizzazioni internazionali e i progetti sono elaborati da persone risorse dell’ASK che si occupano del montaggio dei dossier.
Come vengono identificati i bisogni degli associati e quindi le attività da realizzare?
Quando un gruppo decide di aderire all’Associazione, lo fa necessariamente avanzando i propri bisogni, che sono esposti in sede di Assemblea generale. Quando si presenta un’opportunità, come ad esempio un bando internazionale, si esamina collettivamente tra i bisogni quello che è il più pressante. 
Il niébé è una coltura radicata nel Plateau Central?
L’ASK è stata la prima associazione nel paese a puntare sulla coltura del niébé, una varietà migliorata del fagiolo tradizionale e, grazie alla formazione ricevuta dall’’INERA (Istituto Nazionale dell’Ambiente e della Ricerca Agricola) oggi i produttori dell’ASK padroneggiano tutto il pacchetto tecnologico legato alla produzione e per quanto riguarda la conservazione stiamo utilizzando nuove tecniche recentemente sperimentate.
In passato avete anche avuto contratti con la Nestlè riguardo alla produzione di niébé…
Nel 1997. Ma non era un buon contratto perché il prezzo era fissato da Nestlè. Questo prezzo non era assolutamente equo per gli agricoltori. Inoltre, la varietà era coltivata per i bisogni di Nestlè, il che significa che il niébé poi non poteva essere consumato qui.
La formazione che posto occupa nella metodologia di lavoro dell’ASK?
Questo è proprio l’obiettivo e il senso della creazione dell’ASK.
Bisogna rendersi conto che lo sviluppo del mondo rurale non può essere esogeno, deve essere endogeno e sulla base di questo obiettivo, legato proprio alla creazione dell’ASK, continuiamo le nostre attività: è necessario sensibilizzare le persone, ma la sensibilizzazione non è sufficiente. È necessario diffondere una presa di coscienza, una motivazione.
Ad esempio, adesso, anche nell’ambito del progetto niébé, i contadini utilizzano le fosse di compostaggio. All’inizio, la gente non aveva conoscenza di questo mezzo e utilizzava i concimi organici semplici. Poi, quando l’attività è iniziata, la gente si è resa conto, osservando ciò che faceva il vicino, che era molto più interessante e produttivo fare il compost. Così, poco a poco, le persone hanno iniziato a cambiare comportamento. Bisogna motivare le persone, vale a dire mostrare che una nuova attività porta benefici. Quindi, questo è un metodo di lavoro che abbiamo adottato.
Come si sviluppa la collaborazione dell’ASK con le istituzioni e in particolare con il Ministero dell’Agricoltura?
Le relazioni dell’ASK con le istituzioni sono molto buone e possiamo identificare tre modalità.
  • Sul piano del riconoscimento istituzionale:

    L’ASK è un’associazione riconosciuta dall’autorità pubblica e ha delle relazioni con i servizi dello stato che operano negli stessi ambiti di attività. Quando il Ministero dell’Agricoltura ha in programma di realizzare delle attività nel Plateau Central, opera attraverso i servizi decentrati, vale a dire attraverso la Direzione Regionale dell’Agricoltura, la quale in genere convoca l’ASK, data la sua presenza radicata sul territorio, per discutere degli interventi.

  • Sul piano della ricerca con l’INERA:

    Molte sperimentazioni dell’INERA, l’Istituto governativo che si occupa di ricerca ambientale e agricola, sono realizzate nella regione attraverso l’ASK e, come conseguenza di questa relazione, gli animatori dell’ASK beneficiano di formazione continua e borse di formazione specifiche. La collaborazione dell’INERA con l’ASK nella produzione di niébé, è decennale. Oggi si può dire che grazie all’INERA, l’ASK padroneggia tutto il pacchetto tecnologico della produzione. Attualmente stiamo facendo esperimenti sulla conservazione, volti a conservare naturalmente il prodotto.

  • Il rapporto con la Direzione Nazionale delle Sementi:

    I tecnici della Direzione Nazionale delle Sementi, attraverso l’INERA ci hanno formati alla produzione di sementi per i vivai e l’agricoltura, tra cui il niébé. Un risultato concreto è che a partire dall’anno scorso l’INERA acquista queste sementi per ridistribuirle ad altri produttori. Questo ad esempio è un risultato positivo concreto: in precedenza, l’INERA era costretta a ricercare le sementi altrove».

Interviste: