Boubacar Cissé, Direttore CRUS

Il CRUS, Comitato Regionale delle Unioni dei Produttori del Sahel, è stato incaricato della promozione della commercializzazione del niébé nella fase del post-progetto.

Quando è nato il CRUS e come è strutturato?

Il CRUS è nato nel 1989, ed è stato riconosciuto dal Governo del Burkina Faso nel 1993. Attualmente, con più di 63 Unioni di produttori associate e più di 40.000 membri individuali, copre tutta la Regione del Sahel. 

Quali sono le vostre principali attività?
Il CRUS supporta i produttori della regione Sahel operando sostanzialmente su tre assi:
  • il supporto nella costituzione di gruppi, allo scopo di migliorare le capacità organizzative, gestionali e rafforzare la posizione dei produttori sul mercato
  • l’aiuto tecnico attraverso corsi di formazione
  • il sostegno-lobbying sulle questioni politiche, sociali ed economiche che toccano gli interessi dei produttori. 
Il Sahel è una regione semi-desertica, poco adatta alla coltivazione, ed in effetti l’attività principale della Regione è l’allevamento. Perché allora avete scelto di partecipare a un progetto di sviluppo di una filiera agricola, come quella del niébé?

Il niébé è una coltura che presenta molteplici vantaggi: innanzitutto si adatta ai terreni aridi dell’area saheliana, il che può permettere con il tempo di sviluppare una coltivazione redditizia anche su queste terre, in secondo luogo costituisce un buon foraggio per il bestiame degli allevatori.
Ma soprattutto, la coltura del niébé ci aiuta a contrastare la desertificazione, un problema che sempre più attanaglia queste terre pre-desertiche e ne limita lo sviluppo. Il niébé appartiene alla famiglia delle leguminose, una specie che ha la capacità di fissare l’azoto nel suolo rendendolo più fertile. Il niébé fornisce una risposta a diverse problematiche: dalla sicurezza alimentare, alla lotta alla desertificazione, fino allo sviluppo economico, grazie al successo che stiamo avendo con la commercializzazione del prodotto, che si sta espandendo anche al di fuori dei confini nazionali.
Non è un caso se il niébé era già conosciuto nella regione e lo stesso nome lo indica: niébé è una parola in lingua fulfuldé, parlata dai Peul, una popolazione numerosa nella regione.

Quali sono le attività del CRUS nell’ambito del progetto?
Il CRUS collabora alla buona riuscita del progetto portando le proprie competenze tecniche e conoscenza del contesto. Ci occupiamo di svolgere le mansioni che hanno sempre caratterizzato le nostre attività: la formazione dei produttori alla corretta coltivazione e trattamento della coltura, la costituzione e il rafforzamento di gruppi locali, il supporto nel dialogo con le istituzioni e altri enti presenti sul territorio, come associazioni, ONG e gruppi che in qualche modo potrebbero avere interesse a costruire e sviluppare delle attività comuni.
Quali sono gli obiettivi raggiunti nel corso di questo progetto e quali le difficoltà incontrate sul terreno?
Un ottimo risultato è stato l’essere arrivati a formare un’organizzazione capillare e strutturata su più livelli: i produttori si sono strutturati in una filiera professionale, con gruppi di base e unioni dipartimentali.
Per la realizzazione di questo processo ci siamo appoggiati soprattutto al lavoro delle donne: le donne si sono sempre adoperate nell’agricoltura, ma tradizionalmente il loro importante ruolo non viene riconosciuto nella società. Oggi il 40% dei produttori responsabili delle diverse aree coinvolte nel progetto è composto da donne, e questo sta producendo una trasformazione sociale con un’emancipazione della donna sia in ambito familiare che sociale. Il risultato forse più importante è l’appropriazione tecnica da parte degli agricoltori. I contadini sono diventati più consapevoli del proprio ruolo e, vedendo che con la propria attività riescono non solo a sfamare le proprie famiglie ma anche ad aumentare il reddito, si sentono valorizzati e tendono a loro volta a trasmettere le competenze apprese.
Pensa che la popolazione continuerà a produrre il niébé anche dopo il progetto? Come pensa che gli agricoltori stiano rispondendo riguardo alla commercializzazione del prodotto?

Sono convinto che continueranno a produrre niébé, non solo perché ne hanno scoperto i vantaggi in termini nutrizionali, ma anche perché le foglie servono da foraggio al bestiame che tradizionalmente alleviamo. Il valore aggiunto dal progetto rispetto al passato è rappresentato dalle tecniche e dalle conoscenze acquisite nella coltivazione, nello stoccaggio, nella conservazione e nella trasformazione del prodotto.
In questo terzo anno di attività, l’obiettivo del progetto è promuovere la commercializzazione: i produttori non conoscono ancora bene i mercati, non possiedono competenza per negoziare con i compratori. In questa fase stiamo lavorando soprattutto per rafforzare le capacità di un gruppo di rappresentanti dei produttori che si occuperà della vendita interna e con i paesi confinanti. 
 

 Intervista:

Boubacar Diallo, Animatore CRUS